martedì 22 febbraio 2005

La fioreria sotto casa

Fuori è tutto bianco. Prima sono uscito sul terrazzo di corsa, a piedi nudi e in tuta da ginnastica, perchè sembrava che ci fosse una nebbia fittissima e invece era neve. Quando sono rientrato, con tutta la testa bagnata, per riscaldarmi sono sceso di sotto a prepararmi un bicchiere di Nescafè relax. Mentre lo sorseggiavo, per distrarmi ho preso un libro dallo scaffale, l'ho aperto e alla prima pagina ho letto:

Cavalcare, cavalcare, cavalcare, attraverso il giorno, attraverso la notte, attraverso il giorno.
Cavalcare, cavalcare, cavalcare.


L'animo si è fatto così stanco e la nostalgia così grande. Non si vedono più monti, a malapena un albero. Nulla che osi levarsi. Capanne sconosciute siedono assetate accanto a fonti paludose. Non una torre. E sempre lo stesso scenario. Si hanno due occhi di troppo. Solo la notte si crede talvolta di conoscere la via. Forse di notte ripercorriamo a ritroso quello stesso tratto conquistato con pena sotto un sole straniero? Può essere. Il sole è opprimente, come da noi al colmo dell'estate. Ma in estate partimmo. Gli abiti delle donne splendettero a lungo sul verde. E cavalchiamo ormai da gran tempo. Deve dunque essere autunno. Almeno là dove donne tristi sanno di noi.

(da Il canto d'amore e morte dell'alfiere Christoph Rilke di Rainer Maria Rilke)

Il mio giardino, stanotte.



Pensa un po', Rilke aveva solo 18 anni quando si innamorò di Valerie von David-Rohnfeld. In due anni, prima della rottura definitiva di quel rapporto, le scrisse circa 130 tra lettere e poesie, poi andate perdute. Chissà, magari Valerie è scomparsa portandosi dietro quel malloppo di carta, e i biografi di Rilke hanno perso le tracce di lei e di quel tesoro di lettere d'amore. Ma potrebbe anche averle messe in uno scatolone finito chissà dove durante un trasloco, o averle sacrificate sull'altare dell'amore di un marito troppo geloso...

Invece chissà che fine avranno fatto o faranno le mie, di lettere d'amore. Serviranno a ricostruire il complesso quadro della mia poetica? Qualche sognatrice adolescente le leggerà in un mio epistolario pubblicato postumo, o magari le riceverà dalle mani di qualche ragazzino innamorato che tramite le mie parole cerca di aprirsi una strada verso il suo primo "ti amo"? Più probabilmente verranno abbandonate in qualche armadio o - peggio ancora! - in qualche soffitta a far compagnia ai vecchi quaderni di scuola. In ogni caso il desiderio di perpetrare il nostro ricordo in chi amiamo con la parola scritta è quanto di più lontano ci possa essere dalla realtà. Molto meglio i pupazzi, del resto non ne venderebbero così tanti se non fosse così.

L'orsetto severo che ancora veglia su una persona a me cara.



Stasera avrei un po' di cose da sbrigare, dovrei per prima cosa mettere ordine nel caos della mia scrivania, ma il dolce tepore delle due candele al quarzo della stufetta elettrica ha già raggiunto la mia schiena, ed è ormai troppo tardi per reagire. Mi piace l'inverno, perchè al troppo freddo puoi reagire con il troppo caldo. Non potrei mai fare il bagno-sauna che mi piace tanto, se ci fosse un'estate perenne. E non potrei nemmeno ustionarmi la schiena come sto facendo ora. Poi dopo l'operazione agli occhi non ho neanche più gli occhiali appannati quando entro nei locali, cos'altro potrei chiedere ad un freddo inverno come questo. Però, se ci penso bene, uno degli inverni più belli che ricordi è stato quello del 2001...

La mia stufetta elettrica.



Nel gennaio del 2001 ero agli sgoccioli della mia carriera universitaria di studente fuori sede a Trieste. Abitavo insieme al mio caro amico Luca in una mansardina di legno, tanto per sentirmi più a casa. Non andavo alle lezioni, era l'ultimo anno in cui avevo dei corsi da seguire, e non avendo frequentato i primi quattro non mi sembrava proprio il caso di iniziare al quinto. Così mi svegliavo tardi, pranzavo e passavo le giornate a leggere, a bighellonare per le strade e ad ubriacarmi, la sera. La vita scorreva tutto sommato tranquilla, ma avendo molto tempo libero pensai di trovarmi un'occupazione, un lavoretto.
Dando una sbirciatina agli annunci sul giornale, trovai proprio quello che faceva al caso mio: procacciatore di contratti telefonici. Sapeva molto di venditore porta a porta, ma aveva come garanzia l'altisonante marchio di Infostrada, che allora riempiva strade, televisioni e giornali di pubblicità. Pensai di iniziare la mia scalata verso i vertici dell'azienda dal basso, come ogni buon manuale del self made man insegna, e mi presentai al colloquio con la mia valigetta blu (vuota), prezioso dono di un corso Ial per DJ radiofonico che avevo fatto due anni prima. Mi ero fatto fissare il colloquio alle sei del pomeriggio, perchè prima di quell'ora difficilmente avevo un'aria sveglia. Per impegni di studio, dissi. Appena entrato nell'ufficio del direttore, la prima cosa che notai furono le foto dei suoi figli sulla scrivania. Dev'essere un buon padre di famiglia, non potrebbe essere altrimenti. Si occuperà di me come un figlio fin quando spiccherò il volo verso altri lidi senza la minima riconoscenza spinto da un'ambizione senza freni, pensavo. Una stretta di mano, poi una rapida spiegazione del lavoro: dovevo vendere contratti telefonici a privati e ad aziende, e passare ogni mese a consegnarli per riscuotere la provvigione dovuta. Semplice e chiaro. Ogni contratto aziendale valeva per me all'incirca 50.000 lire dell'epoca, niente male. Mentre uscivo con la pila di contratti sottomano, già contavo mentalmente i primi guadagni: nuovo contratto Infostrada per casa mia, per la nonna, per il lontano cugino della mamma, per i vicini di casa...


Messaggi subliminali che i miei genitori mi lasciano sulle scale, ogni tanto.





A casa ne avevo parlato distrattamente, del mio nuovo lavoro. Ma ben presto dovetti incassare il primo vero duro colpo nella mia vita lavorativa da poco iniziata. Una mattina, pochi giorni dopo, vidi tornare a casa mio papà tutto contento.

"Sai Ale, oggi è passato in ufficio un tizio dell'Infostrada,
mi ha fatto vedere tutte le nuove tariffe e mi sembravano vantaggiose,
ha detto che non si paga niente per sottoscrivere il contratto e così l'ho firmato."

"Ah... Mi fai vedere quel contratto un attimo?"

"Si, eccolo qua".

Era esattamente come quelli che avevo io, e il mio primo cliente (e le prime 50.000 lire) mi era sfumato davanti agli occhi con un così feroce, pur se inconsapevole, tradimento in famiglia. Lì per lì non dissi niente, anche per non fare la figura del cretino, e continuai a seguire i miei programmi come se niente fosse. Quando anche mia nonna disse che non le serviva nessun nuovo contratto telefonico (si sa, gli anziani sono sempre restii ai cambiamenti) decisi che non era il caso di fare affari in famiglia: troppe complicazioni, troppi conflitti d'interesse. Molto meglio rivolgermi alle aziende, peraltro più redditizie. Così spesi giorni e giorni a riflettere su quale fosse il mio target potenziale. Sfogliavo le pagine gialle, mentre camminavo per le strade scrutavo ogni targa fuori dai palazzi, sempre alla ricerca del cliente perfetto, quello che non avrebbe mai potuto dirmi di no. E così un'intera rete di appuntamenti da fissare prendeva corpo nella mia mente. Era tutto pronto, bastava solo decidere quando passare all'azione e concretizzare quel lungo lavoro di monitoraggio.

Una significativa immagine tratta dal film Donnie Darko.


Durante la settimana ero un semplice studente fuori sede, perciò ero a Udine solo dal venerdì sera alla domenica e non potevo certo prendere appuntamento con qualche azienda. Dirottai così ben presto le mie attenzioni su Trieste, anche perchè di tempo ne avevo in abbondanza. Ma non conoscendo bene la realtà del luogo, mi muovevo con più circospezione. Forse c'erano anche altre aziende telefoniche che operavano da quelle parti, oppure altri procacciatori di contratti di Infostrada ai quali avrei pestato i piedi nel loro territorio. Già immaginavo minacce, tangenti, estorsioni, violenze psicologiche d'ogni tipo... Decisi allora di tastare il terreno partendo da un bersaglio il più possibile innocuo. La scelta, dopo lunghi pomeriggi di riflessione, cadde su un obiettivo apparentemente banale, il classico caso in cui dici "ma come ho fatto a non pensarci prima?". Era la fioraia sotto casa.

La Regina delle nevi disegnata da Lev Atamanov per l'omonimo cartone animato, nel 1957.



Faceva molto freddo quell'anno e uscivo malvolentieri senza aver bevuto qualche bicchiere di vino, dopo un buon pasto preparato da Luca a base di salame con l'aceto e frico con patate e cipolla. Ma dovevo affrettare i tempi, erano passate due settimane e non avevo stipulato ancora nessun contratto, mentre l'obiettivo che mi ero prefissato era di almeno 10 contratti nel primo mese. Così uscivo di casa tutto imbacuccato col cappotto lungo nero e la sciarpa che mi copriva quasi interamente il volto, e ogni volta guardavo di sfuggita dentro la fioreria per studiare un piano d'azione. Non potevo fermarmi troppo davanti alla vetrina per non dare nell'occhio, altrimenti la fioraia mi avrebbe riconosciuto quando le avrei proposto un contratto. Così mi appostavo dietro a un lampione, fingendo di aspettare un autobus, oppure lanciavo un'occhiata furtiva all'interno, passandoci davanti con aria distratta. Lei era probabilmente una zitella acida e rancorosa, pronta a sbattermi fuori dal negozio con qualche frase incomprensibile al solo sentir pronunciare la parola 'contratto'. C'era poi un'altra considerazione da fare: dovendo entrare durante l'orario di apertura del negozio, rischiavo di trovare qualche cliente, col conseguente problema di risultare di impaccio per il suo lavoro. Quindi dovevo entrare solo qualora il negozio fosse stato vuoto, meglio se in orari di bassa affluenza, perchè non si sa mai che arrivi qualcuno a mandarmi all'aria tutti i piani, mentre le sto illustrando i vantaggi delle tariffe Infostrada. L'idea definitiva era di andarci appena apriva dopo pranzo, verso le tre. Prendevo i contratti, scendevo le scale, davo una rapida occhiata per vedere se c'era qualcuno e poi entravo: "Buongiorno signora, ha mai sentito parlare delle offerte Infostrada?", "Buondì, sono Alessio Giacomini di Infostrada, vorrei illustrarle...". Ma forse sarebbe stato meglio telefonare prima per un appuntamento, era più professionale. Avendola proprio sotto casa però mi sembrava ridicolo telefonarle. E se poi un giorno mi vedeva uscire dalla porta del palazzo proprio sopra la sua fioreria, che figura ci facevo? Al massimo potevo entrare direttamente nel negozio e, se era indaffarata, potevo chiederle se preferiva che tornassi lì in un altro momento, quando le andava meglio. Si, era deciso, avrei fatto così.

Io e la regina delle nevi.




I giorni passarono, freddi e brevi. Dopo pranzo, al momento del caffè, c'era sempre una piccola pausa nei miei pensieri dedicata ai contratti Infostrada e alla fioreria sotto casa. Mi domandavo: oggi è il giorno giusto? Ma poi o dovevo andare al bagno, o ero raffreddato, o avevo mal di testa perchè la sera prima avevo bevuto troppo, sembrava proprio che il momento giusto non arrivasse mai. Passarono così 25 giorni, da quando mi avevano consegnato i contratti. Ed erano ancora tutti lì, intonsi, sul comodino di fianco al letto. Le tariffe le conoscevo, anche se rimanevano dei punti oscuri riguardanti l'opzione Canonezero. Alla fatidica domanda "ma da quando potrò smettere di pagare il canone alla Telecom?", non avrei potuto opporre che una pallida argomentazione: "Dipende dai tempi tecnici che occorreranno all'azienda per creare le infrastrutture necessarie". Ma in fondo avrei anche potuto inventarmi una balla in grande stile, tanto poi chi mi vede più: "Da giugno. Ancora qualche mese e finalmente quei ladri non vedranno più il becco d'un quattrino da lei, cara signora". Ormai però avevo tirato troppo la corda, e temevo da un momento all'altro la telefonata in cui mi avrebbero chiesto che fine avessi fatto e quanti contratti firmati avrei portato. Appena ricevevo una chiamata al cellulare da numeri sconosciuti, cominciavo a preoccuparmi. Non rispondevo, e poi controllavo sull'elenco online di chi fosse quel numero. Ma pareva proprio che si fossero dimenticati di me, o forse semplicemente mi aspettavano con impazienza nei loro uffici, pronti a redarguirmi per il ritardo.

Un'immagine tratta dal film Nerds.



In quel periodo, poi, conobbi Giulia. Ci sentivamo quasi ogni giorno per telefono, e piano piano cominciò a riempire le mie stanche giornate. Ripulì ben presto la mia vita dalla polvere che in tanti mesi di solitudine vi si era accumulata dentro, e l'odore stantio della noia intorno a me scomparve in un baleno. Ormai febbraio volgeva a marzo e le giornate più calde erano un'avvisaglia della primavera che col suo pallido sole di lì a poco avrebbe inondato i prati di bellissimi fiori. Non i fiori recisi della fioreria sotto casa, ma i fiori di prato liberi e selvaggi. Sentivo già l'odore dell'erba, vedevo una coperta appoggiata per terra e due persone che si baciavano, in mezzo alle margherite appena spuntate. Non un negozio chiuso, buio, pieno di fiori dalle fogge particolari ma straniere ai miei occhi, come i territori inesplorati e irti di pericoli da cui provenivano. E così piano piano mi dimenticai di quei contratti, che finirono prima sul tavolo sepolti da altre mille cianfrusaglie, poi nel mio zaino, poi nello scaffale di camera mia a Udine, finchè ne persi completamente le tracce. Oggi pomeriggio, mentre cercavo alcuni documenti, frugando tra le carte li ho rivisti per la prima volta da allora. A distanza di anni erano ancora tutti lì, intatti. Nessuno mi ha mai chiamato da Infostrada per sapere che fine avessero fatto. Ogni tanto, invece, mi chiedo che fine abbia fatto Giulia. Forse dovrei telefonarle...

I contratti infostrada ancora intonsi, nel gennaio 2005.

11 commenti:

  1. Utilizzi prodotti della Nestlè?
    Pingu al rogo!
    ......il vino non riscalda, è un vasodilatatore, dopo l'effimera iniziale sensazione di calore......

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  2. "orsetto", "stufetta"....a pingu!!a sveiate!!quant'anni ch'hai??ma vergognate!!!!!Te st'ancora a'guardà a neve!!!a Pingu: VERGOGNATE!!!

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  3. Ma povero Pingu, lasciatelo in pace!!!!
    La foto del giardino sotto la neve è bellisssima e l'inverno piace anche a me

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  4. anke a me ma c'era neve pure nel mio giardino e quel disgrziato di pingu me lo ha ricordato.che iddio lo stramaledica.
    vergogna pingu

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  5. "pingu".... il bimbo che chiama il pinguino. bellissimo

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  6. abdùl maledetto tu sia e vergognati te e quel film di merda(coffee and cigarettes).com'è sideways?
    vergogna

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  7. in effetti come venditore-piazzista non ti ci vedo molto... Sei destinato a qualcosa di più nobile, alto e "puro".

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  8. pingu lacché delle multinazionali: nestlé infostrada...

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  9. un saluto a mr.vergogna che con i suoi commenti sempre pungenti dà vita e colore a questo blog

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  10. sono capitato sulla tua pagina per sbaglio (cercavo immagini della regina delle nevi) ho cominciato a leggere la tua pagina e sono arrivato fino alla fine tutt d un fiato. é bellissimo quello che hai scritto...arrivederci

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