domenica 6 febbraio 2005

Pensieri di viaggio

A volte mi chiedo come si possa raccontare un viaggio. Ci sono tanti modi, per farlo. Posso raccontarlo come fosse un romanzo, scegliendo di volta in volta i particolari che mi fanno più bello, omettendone altri. Posso mostrare delle diapositive, di quel viaggio. Brevi momenti catturati dal mio occhio e fermati da una macchina, più o meno fedelmente. Ma in nessuno dei due casi, nè con le parole e neppure con le immagini, posso restituire alla memoria quei frammenti di realtà, il più delle volte inutili, che di solito prendono il nome di pensieri. I miei pensieri, mentre viaggio. Ma non c'è nulla di più volatile, mentre ci si muove da un posto all'altro. Non riesco neanche a immaginare tutte le cose che ho pensato spostandomi da un luogo a un'altro, nella mia vita. Ricordo gli argomenti, forse, ma sono come un oceano in cui sto cercando una piccola barchetta bianca. I pensieri, quelli no, non posso certo ritrovarli. Cosa pensavo sul treno Padova - Udine nel febbraio del 1995? E sul Venezia - Palermo nel dicembre 2001? E in macchina, dalle parti di Cesena, nel luglio del 2003?

Solo qualche misero frammento mi è rimasto, di tutti quei pensieri. La tristezza per la morte di Mick Ronson, storico chitarrista di David Bowie, mentre ero in treno verso Padova (Mick era morto nel 1993, ma ero libero di pensarci anche dopo, in fondo). E quant'era bella Shine on degli House of love sul treno per Palermo, mentre vegliavo su Giulia in quella cuccetta. Infine quanta paura di arrivare in ritardo, come Jim in quel caffè, mentre i Belle & Sebastian mi tenevano compagnia in un afoso luglio di pochi anni fa.
Ma non basta, non può bastare a ridarmi quelle cose stupide, inutili e infantili che penso quando viaggio. Non può mostrarmi l'intera gamma di colori dei particolari che solo in quei momenti mi verrebbero in mente. Basta, dovrò portarmi dietro un blocchetto e fermarmi a scrivere di continuo, per non farmeli sfuggire. Oppure potrei fare tantissime foto a cose apparentemente senza nessuna importanza, ma che possono riportarmi a ciò che sfugge e non ritorna mai più in quella forma, come le nuvole.

Per esempio: quale può essere il significato, nella toilette di un treno, della scritta "abbassare il coperchio del wc prima di azionare lo scarico"? Neanche a casa mia lo faccio, figuriamoci in un lurido cesso di un interregionale. Credo che neppure a un milord inglese verrebbe in mente di abbassare il coperchio di un wc sporco e schifoso come quello, se non altro per non prendere delle malattie. No, ci dev'essere un altro motivo oltre al bon ton dei dirigenti di Trenitalia. Forse dicono di farlo per evitare gli schizzi d'acqua dello sciacquone, ma a ben vedere lo sciacquone non c'è. Vedo solo un pedale che apre una botola, e poi tutto finisce in mezzo alle rotaie. Poi, ad un tratto, l'illuminazione. Certo, se uno non abbassa il coperchio, quando apri la botola ti può cadere qualcosa nel buco, che ne so, un cellulare, l'anello di fidanzamento, gli occhiali, il portafogli. Vallo a recuperare, dopo, cercandolo lungo il tratto Milano - Rho...

Quando si viaggia in posti sconosciuti, le scritte sui muri sono una fonte inesauribile di dubbi per chi come me spesso non comprende la realtà delle persone che lo circondano. E così, passeggiando tra le vie per itinerari ogni volta diversi, scopro delle cose che mi lasciano a bocca aperta. Non le meraviglie dell'arte e dei palazzi, ma i misteri dell'uomo. Come i geroglifici nella piramide di Cheope, forse anche queste scritte avranno un giorno lontano il loro Champollion. Io, nella mia umana limitatezza, non posso pormi che come osservatore, chiedendomi con lo stupore dipinto sul volto che senso abbia tutto ciò...

Ma girare in tondo per le strade mi porta anche a piacevoli scoperte. Forse più che tra gli uomini mi trovo a mio agio in mezzo agli elementi della natura. Ed è così che entrando nel "Regno dei fiori", ideato da Nicola De Maria in Piazza Carlo Emanuele II a Torino, dimentico l'ostilità del mondo, il mio ritardo e la fame che mi rende debole e bisognoso. Guardando quell'intreccio di fili luminosi ridivento bambino e mi ricordo tutti i soffioni che avevo in giardino, a primavera. Mi vedo in pantaloncini corti mentre li prendo a calci per vedere cosa succede. Certo, prenderli a calci è meno poetico del soffiarci dolcemente sopra, ma allora non avevo tutti i riguardi che ho adesso. Non troppo tempo fa presi in prestito le parole degli Einsturzende Neubauten per una ragazza, e le dissi:

For you I'll be a dandelion
A thousand flowerettes in the sky
Or just a drop in the ocean

Lei non mi smentì, ma poi diede ragione soprattutto alla seconda affermazione, temo. Pensando a queste cose, in quella piazza piena di luci colorate, ho tirato un calcio a uno dei lampioni decorati da Nicola De Maria ma non ho visto nessun semino, nessun paracadute volare sull'erba. Ho tirato un secondo calcio, e ancora niente. Mentre andavo a mangiare qualcosa, ho pensato: da queste cose ci si accorge che col trascorrere del tempo muore ogni giorno anche una piccola parte di noi. Ho fatto una foto a quel lampione - soffione per ricordarmelo, la prossima volta che penserò a cos'ho pensato, quel giorno, in viaggio.

Uno dei lampioni decorati da Nicola De Maria in Piazza Carlo Emanuele II a Torino.

13 commenti:

  1. guarda la coincidenza
    Tiz

    ...pure casetta mia non era male con le finestre colorate

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  2. è vero! peccato che le foto alle tue finestre colorate mi erano venute male, la scorsa estate...

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  3. pingu,senti,ascolta me: la lobotomia è l'unica soluzione

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  4. ma sai quante volte mi sono chiesto se mick ronson fosse morto o vivo?! ora lo so.....

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  5. hai la pazienza di ricordarti tutte ste cose?

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  6. hai un rapporto feticista con treni ferrovie e affini mi pare...pensaci

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  7. sei una rotaia mancata

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  8. sei un antiruggine pingu e le ascelle puzzan sempre?

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  9. sei un antiruggine e le ascelle puzzan sempre?

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  10. certo che puzzano ma di ruggine,non di antiruggine

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