venerdì 17 settembre 2004

Notti bianche

A volte accadono, nella vita, delle serate magiche, che sembrano quasi appartenere a una vita che non è la propria. E' forse questa la cosa che le distingue da tutto il resto della nostra vita, e ce le fa ricordare per sempre: più che viverle, sembra di averle sognate. Il sogno più realistico della nostra vita. Averne una, una sola di queste serate, da tenere nello scrigno dei ricordi, è qualcosa che può compensare anche il più amaro dei risvegli.
E' quello che succede al protagonista delle "notti bianche" di Visconti, tratto dall'omonimo racconto di Dostojevskij. Ha conosciuto per caso una ragazza, perchè solo per caso poteva conoscerla. Se ne è preso cura, ha voluto conoscere la sua storia, ha desiderato che quella storia, così triste, potesse intrecciarsi con la sua, fino a diventare una storia sola. E tutto, la quarta notte che hanno passato insieme, sembrava magico. Il sorriso di lei, la città, un quartiere di Livorno che sembra Venezia (e infatti ha quel nome), e infine, come coreografia di quella favola, si aggiunge inaspettata la neve. Come se anche il cielo desse la sua benedizione. Quella neve, che per i barboni lungo i canali rappresenta solo il freddo di una notte all'addiaccio, per loro, per lui, è il simbolo della magia di quell'incontro. E il manto bianco che si posa sui vestiti di lei celebra la loro unione che non durerà solo quella sera, ma per sempre, anche se soltanto nei loro ricordi.

Mario: Vedi, questa città prima mi sembrava cupa, triste, è colpa mia, perchè ecco che a un tratto tutto diventa festa. Basta che noi lo vogliamo, basta che qualcosa che è dentro di me lo voglia, e la ragazza che io amo diventa la mia sposa, ecco, tutta vestita di bianco.

Ma ad ogni notte segue sempre la luce del giorno, che ci riporta a una realtà dalla quale non possiamo fuggire, se non per pochi attimi. L'alba sveglierà tutti piano piano, nelle loro case, mentre quella notte era solo per loro. E la magia svanisce ai loro occhi, come il buio. I raggi del sole non avranno mai la lucentezza della neve di notte. Prima che lei se ne vada per la sua strada, quella strada che lui aveva accidentalmente incrociato, riescono a dirsi queste parole:

Natalia: Io io io...ho ingannato te e me. Per un momento ho creduto che tu e io...Non vede iddio quello che non farei ora per te. Cerca di perdonarmi, io ti sarò sempre, sempre riconoscente.

Mario: Va, va da lui, non devi avere rimorsi, ho avuto torto io a volerti far dubitare. Va da lui, e che tu sia benedetta per l'attimo di felicità che mi hai dato, non è poco, anche in tutta un'intera vita.

Nel libro, a differenza del film, lei si allontana da lui senza dire una parola,
con un abbraccio e un bacio, ma il loro non è un addio.
Lei gli scriverà una lettera, questa:

"Perdonatemi, perdonatemi! Ve ne prego in ginocchio, perdonatemi! Ho ingannato voi e me insieme. E' stata una visione, un sogno... Il pensiero di voi mi ha fatto soffrire tanto. Vi chiedo perdono, perdono!... Non mi accusate, perché io non sono cambiata nei vostri riguardi. Vi dissi che vi avrei amato, e anche adesso vi amo, anzi sento per voi qualcosa di più dell'amore. Dio mio! Se potessi amarvi tutti e due insieme! Oh, se voi foste lui! Dio vede ciò che io vorrei fare adesso per voi! Siete triste e angosciato, lo so. Io vi ho umiliato, ma voi sapete che chi ama non ricorda a lungo le offese. E voi mi amate! Vi ringrazio! Sì, vi ringrazio per questo amore, perché nella mia memoria si è impresso come un dolce sogno, che ricordo a lungo dopo il risveglio. Ricorderò per sempre il momento in cui, come un fratello, mi avete aperto il vostro cuore e avete accettato in dono il mio, mortificato, per proteggerlo, accarezzarlo, guarirlo... Se mi perdonerete, il vostro ricordo sarà reso sublime in me dall'eterno sentimento di gratitudine verso di voi, che non potrà mai essere cancellato dalla mia anima... Io custodirò questa memoria, le sarò fedele, non la tradirò, non tradirò il mio cuore: esso è troppo costante. Ieri è tornato così in fretta a colui al quale già apparteneva. Ci rivedremo, voi verrete da noi, non ci abbandonerete, sarete per sempre il mio amico, il mio fratello... Quando ci vedremo, mi tenderete la mano... vero? Me la darete? Mi perdonerete, è vero? Mi amerete 'come prima'? Oh, amatemi, non mi abbandonate, perché io vi amo così in questo momento, e perché sono degna del vostro amore, lo meriterò...amico mio caro! La settimana prossima lo sposerò. Egli è tornato innamorato, non mi aveva mai dimenticata... Non vi arrabbiate, se vi ho scritto di lui. Voglio venire da voi con lui. E' vero che gli vorrete bene? Perdonate, ricordate e amate la vostra Nasten'ka."

Più delle parole, lo feriscono i ricordi di quei momenti, ancora troppo vicini. Ma non riesce davvero a rammaricarsi di quello che è successo, forse non sa neanche lui perchè. O forse lo sa. In fondo mica puoi prendertela con l'oggetto dei tuoi sogni, quando ti risvegli al mattino. Puoi solo pensare di essere stato fortunato, a sognare qualcosa di così bello. E se hai sognato di amare una persona così profondamente, puoi solo dirle, tra te e te:

"Sii benedetta per quell'attimo di beatitudine e di felicità
che hai donato a un altro cuore, solo, riconoscente!
Dio mio! Un minuto intero di beatitudine!
E' forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?"

8 commenti:

  1. quel che provi il destino lo riserva a pochi.
    ora ne sono convinto.

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  2. ero io nel post di prima.
    Flammable,Fluo,Alessandro.
    Tornero presto da Varsavia e dovro dire addio ad Angelika. Ma quell'attimo resta per la vita. E forse sono solo gli attimi che restano

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  3. mi vien un po da piangere... l'amore di un attimo si può ricordare a volte più di quello di una vita.

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  4. DELLO STATO D'ANIMO CHE, IN QUEL LONTANO ANNO ,ERA STATO PER ME SOLO UNA LUNGA TORTURA,NULLA PIU' SOPRAVVIVEVA. PERCHE' IN QUESTO MONDO, DOVE TUTTO SI CONSUMA, TUTTO PERISCE, C'E' UNA COSA CHE CADE IN ROVINA, CHE SI DISTRUGGE ANCOR PIU' COMPLETAMENTE DELLA BELLEZZA,LASCIANDO ANCHE MENO VESTIGI DI QUELLA: IL DOLORE.Proust
    fabio

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  5. apprezzo la citazione, e condivido ;)

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  6. pensavo raccontassi tui generis (id est: con foto) della Notte Bianca romana che hai vissuto...

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