giovedì 18 novembre 2004

Dolls

Come ho già scritto in un vecchio post, quando ero piccolo giocavo spesso con i giocattoli di mio fratello più grande. Ogni tanto riuscivo a farmi accompagnare in soffitta e, frugando negli scatoloni, trovavo eserciti di soldatini tedeschi, o i mezzi da sbarco degli alleati in normandia. A volte, se ero particolarmente fortunato, riuscivo a trovare un cavallo di Troia in miniatura ove potevo stipare soldatini egiziani, romani o quant'altro mi passasse tra le mani in quel momento.
Così, come tradizione vuole, oggi i miei nipoti saccheggiano la soffitta come orde di barbari, alla ricerca di qualsiasi cosa possa sembrare un giocattolo. Non è che si curino poi tanto di che giocattolo è. Prima arraffano più che possono, si riempiono le tasche, le mani e gli zainetti delle cose più disparate: racchette da tennis, vestiti di carnevale, trenini che non funzionano da secoli e secoli. Poi, una volta compiuto il sacco, comincia l'esame del bottino, in cucina. A volte va bene, e se ne tornano a casa con il mio glorioso galeone dei playmobil con i cannoni e le palle di cannone. Altre volte c'è qualcosa di troppo difficile da montare, o in cui è troppo difficile immedesimarsi, per un bambino che ha 5 anni nel 2004.
Quando la mia nipotina ha tirato fuori da un sacchetto polveroso un meraviglioso salotto vintage anni '60, è rimasta lì ferma, allibita. Non aveva mai visto in nessun salotto quelle poltrone che sembravano uscite da un catalogo Ikea di quarant'anni fa, e neppure quelle donne bellissime con quei vestiti etno-chic e quei capelli biondi e vaporosi. In casa abbiamo tutti i capelli neri o castani, forse è stato quello, o forse no. Fatto sta che pur avendole amorevolmente ricomposto il salotto come doveva essere in origine, con le signore sedute a chiacchierare di piacevoli amenità sorseggiando una tazza di caffè o un punch, non ha voluto portarselo a casa. Ha preso solo le tazzine e la brocca, con cui verserà da bere ad altre bambole più attuali di queste.

Forse un po' deluso, sono rimasto lì ancora un po' a guardare quelle tre belle signore sedute nel salotto, prima di rimetterle nello scatolone e condannarle all'oblio dal quale per un attimo erano emerse. All'inizio non mi erano sembrate poi così vecchie, ma ora erano diventate dei fantasmi, delle figure irreali di un tempo che nessuno più ricordava, e che potevi ritrovare solo in qualche fotografia, o in qualche vecchio film. Poi tutto a un tratto, nel silenzio della stanza, ho cominciato ad avvertire un brusio dapprima indistinto, ma che diventava sempre più chiaro. Piano piano cominciai a sentire quella che a me sembrava in tutto e per tutto la conversazione di quelle tre donne, in quel salotto. L'ho trascritta subito dopo, per non scordarmela.


(si sentono dei confusi rumori di fondo)
'(...) idea di suicidio; idea di separazione; idea di ritiro solitario; idea di viaggio; idea di oblazione, ecc.;
posso immaginare varie soluzioni alla crisi amorosa e difatti non faccio che pensare a questo.'

'Nel lutto reale, è la «prova di realtà» a mostrarmi che l'oggetto amato ha cessato di esistere. Nel lutto amoroso, l'oggetto non è né morto né lontano. Sono io a decidere che la sua immagine deve morire (e questa morte, io potrò addirittura arrivare a nascondergliela). Per tutto il tempo che durerà questo strano lutto, dovrò portare il peso di due infelicità fra loro contrarie: soffrire per il fatto che l'altro sia presente (e che continui, suo malgrado, a farmi del male) e affliggermi per il fatto che egli sia morto (se non altro, che sia morto quello che io amavo).'

'L'assillo amoroso comporta un dispendio di energie che logora il corpo quanto un duro lavoro fisico. «Soffrivo talmente, - dice qualcuno, - tutto il giorno lottavo a tal punto con l'immagine dell'essere amato che, la notte, dormivo come un ghiro.»'

'L'imperfetto è il tempo della fascinazione: sembra vivo, mentre invece non si muove: presenza imperfetta, morte imperfetta; né oblio né resurrezione; semplicemente, l'estenuante illusione della memoria.'

12 commenti:

  1. chiaramente Barthes...frammenti di un discorso amoroso!cool!
    fabio

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  2. che belle!
    era difficilissimo abbracciare il ken con quelle braccia distese. sembrava sempre che lei lo respingesse.
    quando ho avuto la mia prima barbie con le braccia piegate le storie d'amore avevano più senso.

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  3. - Che leggi di bello in questo periodo? -

    - il blog di un mio amichetto...-

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  4. che bello sapere che ci sono persone come te!

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  5. il salottino vintage è straordinario....

    nepo

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  6. Hai una percezione della realtà davvero magica.

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  7. e scrivi qualcosa di nuovo bifolco scellerato!

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  8. Quando ebbi, dopo faticosissimi, estenuanti e perpetrati capricci, la mia prima e unica Barbie ero così felice che non riuscivo a crederci. Qualche tempo dopo mio fratello pensò che fosse divertente veder volare la testa dell'adorata bambola giù dal balcone. La bambola decapitata ha continuato ad alimentare fantasie ludiche per molto tempo. Forse un po' dark-lady, ma più perfetta senza testa.
    ro

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